CNN/YouTube per le presidenziali

La notizia del giorno è il dibattito per le presidenziali americane organizzato da CNN e YouTube. In pratica, gli utenti di YouTube hanno registrato i video con le domande che avrebbero voluto fare ai loro candidati e li hanno pubblicati su YouTube. Dei circa 2000 video pervenuti, ne sono stati “selezionati” 36, che, infine, hanno animato il dibattito.

Detta così, sembra una notizia incredibile. I cittadini rivolgono direttamente le loro domande ai candidati, i quali dibattono sulle questioni poste davanti alle telecamere della CNN: un esempio unico di democrazia diretta, tanto che Jeff Jarvis proclama

The YouTube debates could fundamentally change the dynamics of politics in America, giving a voice to the people, letting us be heard by the powerful and the public, enabling us to coalesce around our interests and needs, and even teaching reporters who are supposed to ask questions in our stead how they should really do it.

Oltre a questa linea diretta, il dibattito CNN/YouTube è anche una splendida occasione per ricordare al giornalista (figura mitologica in Italia) la funzione sociale della sua professione. Chiara, a questo proposito, l’idea di Jarvis: il dibattito potrebbe insegnare ai giornalisti, che dovrebbero porre le domande in nostra vece, in che modo dovrebbero realmente farlo.

Eppure, subito dopo il dibattito, lo stesso Jarvis afferma sconsolato:

A terribly wasted opportunity, this was.

Perchè la selezione dei filmati/domande è stata effettuata dalla stessa CNN e non dal pubblico, c’erano pochi argomenti di dibattito, c’erano troppi candidati, i candidati hanno dato le stesse risposte che danno sempre. Nessun dubbio, da parte di Jarvis, sul fatto che il pubblico ha fatto un lavoro migliore di quanto faccia di solito la CNN, eppure è stata un’occasione persa.

Uno degli errori più grossolani (sicuramente non si può parlare di errore accidentale) è stata la selezione dei video da parte della CNN e non da parte del pubblico. Un errore imperdonabile, che mette in dubbio la validità dell’intero dibattito.

Alle obiezioni di JJ, aggiungerei anche la mancata possibilità di replica alla risposta del candidato. Una volta che questi ha fornito la sua risposta, non c’è l’interlocutore (a meno che non lo faccia in sua vece il giornalista presente) a controbattere. E questo consente al candidato risposte elusive, come poi è puntualmente avvenuto, almeno a leggere il commento di JJ.

Altra obiezione: chi usa YouTube? Quanta gente ha realmente la possibilità di porre domande ai candidati?

In ogni caso, direi che si tratta di un esperimento, forse dall’esito incerto, ma che senza dubbio traccia una direzione per chi voglia fare della politica uno strumento di democrazia. L’organizzazione, magari, andrebbe rivista, resa più trasparente e democratica, ma si tratta sicuramente di un’iniziativa importante.

p.s.: evito la domanda retorica che chi legge si aspetta. Ponetevela voi.

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2 thoughts on “CNN/YouTube per le presidenziali

  1. In realtà c’è stato un errore simmetrico di “protagonismo”: chi si è filmato per domandare, ha dimenticato che viene meno la possibilità di interloquire. Chi ha selezionato le videodomande, ha anteposto la propria visione a quella dei metanauti.
    A mio modo di vedere le cose l’evoluzione successiva proporrà una web-selezione di domande, a cui l’interlocutore dovrà rispondere alla presenza di coloro che le hanno formulate ed accettarne giocoforza la controreplica in diretta. Una sorta di brainstorming digitale che dovrebbe mettere al sicuro dal rischio di avere repliche elusive e/o stereotipate. Vedremo se ci ho azzeccato

  2. difendo a spada tratta chi si è filmato contro le accuse di protagonismo. lo strumento della video-registrazione implica necessariamente l’impossibilità di replica da parte di chi pone la domanda. mentre colloca chi deve rispondere in una posizione privilegiata, visto che necessariamente avrebbe avuto l’ultima parola.

    la soluzione, come giustamente dici tu, poteva essere un contraddittorio con la presenza in studio di chi ha posto le domande via YouTube. Però ci sarebbe stata lo stesso una situazione di disequilibrio a favore dei politici, visto che il pubblico non necessariamente sarebbe stato in grado di sostenere un contraddittorio con dei politici di professione.

    In ogni caso, sono curioso di sapere se ci sarà un seguito a questo esperimento di democrazia “convergente”.
    Ai posteri l’ardua sentenza 🙂

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